ASSOCIAZIONI: DIVERSIFICARE I SOCI (ORDINARI, SOSTENITORI, SIMPATIZZANTI ETC...), FA PERDERE LE AGEVOLAZIONI FISCALI.


PINTO CONSULENZE Consulenze per associazioni ed enti no profit. Consulenze artistiche.

 

di Pio Pinto

Eppure l’art. 148 del TUIR parla chiaro! Il comma 8 alla lettera c), enuncia la disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo… 

 

Nonostante ciò molte associazioni e molti statuti, riportano nel loro interno diverse tipologie di soci: ordinari, sostenitori, simpatizzanti, onorari etc.. La cosa più grave è, che ad ogni tipologia di socio corrisponde una diversa quota associativa.

 

Questa pratica è vietata dalla legge.

 

La conseguenze è la perdita delle agevolazioni previste per le associazioni, in quanto la stessa manca di democraticità. “Tutti i soci hanno uguali diritti ed uguali doveri”, considerando tra questi anche i soci fondatori.  Non possono esistere in un’ associazione, che si basa sul principio di collettività e di uguaglianza, soci di serie A e di serie B.

 

Il modello EAS introdotto da una particolare normativa, tende appunto a scovare irregolarità all’interno delle associazioni. Oltre a determinare la fiscalità di un ente, ne individua la democraticità. Infatti il quesito 9, pone una domanda ben precisa, atta ad individuare se la quota associativa sia di uguale entità per tutti i soci.

 

Il modello, come si sa, viene inviato all’ Agenzia delle Entrate, che a questo punto ha un chiaro indizio di irregolarità dell’ ente associativo, il quale rischia un controllo fiscale.

 

Le tipologie di soci consentiti per legge, sono solo ed esclusivamente: soci fondatori e soci ordinari.

Le categorie, se contemplate, non devono diversificare i soci nei loro diritti e doveri: tutti i soci hanno uguali diritti ed uguali doveri.

 

La quota associativa deve essere uguale per tutti, ciò non impone al socio di non poter versare un contributo superiore, alla quota minima di adesione, ma tale contributo non deve essere un obbligo sancito dal Consiglio Direttivo o dallo Statuto, ma una libertà dell’associato.