ASSOCIAZIONI SPORTIVE: SUPERAMENTO DEI LIMITI PER PROVENTI COMMERCIALI IN REGIME DELLA EX L. 398/91


PINTO CONSULENZE. Consulenze per associazioni ed enti no profit. Consulenze artistiche.

 

di Pio Pinto

Come si stabilisce  il superamento del limite dei proventi commerciali per una ASD:  con criterio di cassa o di competenza?

 

Un'associazione sportiva dilettantistica, nel corso dell’anno, ha fatturato, per servizi di  natura commerciale, un redito complessivo superiore a 250 mila €uro.

 

Nonostante ciò, a chiusura anno – 31.12.- ha incassato solo una parte dei proventi ottenuti, che non superano i 250 mila euro.

 

Questo capita molto spesso in un A.S.D. che emette fatture per sponsorizzazione e pubblicità, ma posticipa l’incasso nell’anno successivo.

 

Bisogna stabilire quindi se il limite massimo di 250 mila euro è stato superato come sancito dalla ex legge 398/91; per cui che principio si adotta, quello di competenza o quello di cassa?

 

Il nodo non è facile da sciogliere, con pesanti conseguenze – perdita della 398/91 - e sanzioni.

 

Infatti  l'art. 1, comma. 1, L. 398/1991, dispone che il requisito concreto per accedere al regime fiscale agevolato, è  l'aver  incassato proventi commerciali per un importo non superiore a 250 mila euro. Ma sussiste una scissione tra il versamento delle imposte dirette, e quello delle imposte indirette.

 

Ai fini delle imposte dirette,  il tempo che si considera è quello del criterio di cassa, cioè quando  il corrispettivo viene incassato, come sancito dall’art. 2, comma. 5,della legge. 398/1991, in merito al quale, il reddito da sottoporre a tassazione  è determinato con riferimento all'ammontare dei proventi conseguiti nell'esercizio di attività commerciali (Circolare del Ministero della Finanze n. 1 del 11/2/1992).

 

Ai fini delle imposte indirette, cioè l’ IVA, si tiene conto dell art. 6, comma. 4, DPR 633/1972, che adotta il principio di competenza; ossia  quello in cui il servizio viene fatturato (D.M. 18/5/95).

 

Se c’è una legge bisogna rispettarla, per  cui ci si dovrebbe attenere alla prassi sancita dell'art. 1, comma 1, L. 398/1991, ossia i proventi non incassati, non dovrebbero essere rilevanti ai fini del superamento del limite dei 250 mila euro.

 

Però l’abitudine ripetuta di anticipare le fatture rispetto all’effettivo incasso, diviene principio di conseguenze giudiziarie e sanzioni. Infatti in molti controlli e verifiche fiscali, i verificatori hanno ritenuto includere nei verbali  anche i corrispettivi non incassati ma fatturati solamente, facendo superare il limite massimo dei proventi stabiliti dalla legge.

 

Soluzione?

Non emettere fatture, per un servizio sia pure concluso, ma ancora non incassato, anche perché questa abitudine è contraria all’applicazione della normativa sull’ IVA.