IL FORUM DEL TERZO SETTORE PRESENTA IL DOCUMENTO: "LA RIFORMA  CHE VORREMMO"


PINTO CONSULENZE Consulenze per associazioni ed enti no profit. Consulenze artistiche.

 

di Pio Pinto

“Finché la barca va, lasciala andare”, dice un vecchio proverbio. Ed è così che associazioni, fondazioni, enti no profit e del terzo settore, si intrufolano nella miriade di normative e leggi, a loro dedicate, cercando di fare del proprio meglio.

 

Tutto questo, in attesa della riforma della legge quadro sul Terzo Settore, ferma al Senato. Allora, quando arriverà, se arriverà, tutti gli enti,  non solo dovranno adeguarsi, ma dovranno capire le nuove disposizioni e i nuovi emendamenti.  Il che non è facile, visto che ci sono ancora malintesi e dubbi sull’ex legge 398/91 e la legge 383.        

 

Nel frattempo è stato  presentato  nella sala Capranichetta a Roma, dal Forum del Terzo Settore, il documento “La riforma che vorremmo” sulla “Nuova legge quadro sul Terzo Settore”.

 

Pietro Barbieri, portavoce del Forum, ha dichiarato:  “L'attuale discussione in Senato diventa allora fondamentale. Speriamo che sia migliorato e contenga quegli emendamenti che da tempo proponiamo per promuovere il Terzo settore e favorire la partecipazione dei cittadini. Viviamo una situazione caotica: sul tavolo ci sono più seicento emendamenti, molti di più di quelli che erano stati presentati alla Camera”.

Secondo il documento presentato, una parte centrale della riforma dovrà essere occupato dalla modifica del Codice Civile, in materia di attività economiche accessorie, esercitate dagli enti appartenenti al Terzo Settore.

 

Infatti l’articolo 3, comma 1, lett. d) della riforma, approvata dalla Camera prevede “che alle associazioni e alle fondazioni che esercitano stabilmente e prevalentemente attività d’impresa, si applicano le norme previste dai titoli V e VI del libro quinto del codice civile, in quanto compatibili”.   Questo – afferma Barbieri – “non è il ruolo delle associazioni, che , per principio, non hanno (e non devono avere) le finalità e nemmeno l'organizzazione di un'impresa”.  

 

La risposta del sottosegretario al Welfare,  Luigi Bobba, non è tardata a venire.

Secondo Bobba infatti, “Stabilmente e prevalentemente”, parole queste inserite nell’ ’articolo 3, comma 1, lett. d) della riforma approvata dalla Camera, - “significa che queste realtà già fanno un altro mestiere. Ci sono un numero rilevante di associazioni market oriented, quasi 90mila che hanno più dei due terzi del bilancio in produzione di beni e servizi: che queste realtà vadano incoraggiate a prendere la forma “sociale”.

Sempre secondo Bobba,  “la riforma del terzo settore è passata al Senato dove è finita in un limbo da cui occorre tirarla fuori al più presto” .

 

LEGGI IL DISEGNO DI LEGGE PER LA RIFORMA DEL TERZO SETTORE.