LE MODALITA' DI SCIOGLIMENTO DI UN' ASSOCIAZIONE


PINTO CONSULENZE Consulenze per associazioni ed enti no profit. Consulenze artistiche

 

di Pio Pinto

Lo scioglimento di un’ associazione con codice fiscale e/o partita iva, viene deciso dai soci attraverso un’ assemblea straordinaria; valida sia in prima che in seconda convocazione con il 50% + 1 degli associati.

 

Dopo la stesura del verbale (si consiglia di farlo firmare a tutti i soci presenti), il presidente o un suo delegato deve comunicare la chiusura all’Agenzia delle Entrate per la cessazione del codice fiscale con il modello AA5/6, e con il modello AA7/10 per la chiusura della partita iva. È necessario corredarli dal verbale di scioglimento e documento di identità del presidente.

 

È consigliabile comunicare la chiusura  a tutti gli enti con i quali si era in contatto.

 

Per le associazioni iscritte a particolari registri (volontariato, ONLUS etc..), la comunicazione è obbligatoria.

 

Si è obbligati comunque alla presentazione per l’anno successivo del Modello 770, e del modello UNICO relativo all’anno precedente.

 

Il patrimonio

 

Lo scioglimento di un’ associazione non può avvenire, usando un  eufemismo, “in forma amatoriale” o “fai da te”, soprattutto se l’ente associativo possiede un fondo cassa e beni intestati a suo nome. In effetti oltre ai soldi, tutto quello acquistato dall’associazione costituisce il patrimonio associativo. È bene quindi redigere un’ inventario dei beni.

La devoluzione del patrimonio non è libera, né come purtroppo ho letto in molti statuti, il Consiglio Direttivo se ne può appropriare, per poi in un secondo momento devolverlo.

Probabilmente, chi ha scritto questa norma all’interno degli statuti,  non sa che nel caso in cui il direttivo si appropria del patrimonio dell’associazione, commette un reato punito dal Codice Penale sotto la voce: APPROPRIAZIONE INDEBITA.

 

L’art. 148 del d.p.r. n. 917/1986 al conma 9, lettera b) per gli enti di tipo associativo, prevede l'obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente in caso di scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996 n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

 

Per il fatto proprio, che l'associazione abbia goduto di agevolazioni durante la sua esistenza, conduce alla necessità, di devolvere il patrimonio residuo all'atto dello scioglimento ad altri enti, aventi le medesime finalità, oppure a scopi di pubblica utilità al fine di: "impedire all'ente, che cessa per qualsiasi ragione di esistere, la distribuzione del patrimonio, costituito anche in forza di un regime fiscale privilegiato, o la sua destinazione, a finalità estranee a quelle di utilità sociale tutelate" (Agenzia Entrate, Circolare n. 59 del 31/10/2007).