ASSOCIAZIONI: LE ENTRATE COMMERCIALI DEVONO ESSERE INFERIORI DELLE ENTRATE ISTITUZIONALI ?


PINTO CONSULENZE Consulenze per associazioi ed enti  no profit Consulenze artistiche

 

di Pio Pinto

Gli enti no profit al fine di raggiungere i propri scopi, mettono in campo una serie di attività commerciali che apportano soldi nelle casse associative.

 

La domanda è : Le entrate commerciali devono essere inferiori a quelle istituzionali?

 

La risposta è “sni”

 

Le associazioni con solo codice fiscale possono  svolgere occasionalmente e marginalmente attività commerciali, i cui ricavi devono essere inferiori da quelli istituzionali (di solito 1/3 delle entrate istituzionali). Non solo, le attività commerciali messe in atto devono esistere esclusivamente per il raggiungimento degli scopi sociali, laddove l’ente non riesca a coprire le spese con i  fondi istituzionali.

 

Faccio un esempio:

Se un’ associazione ha un entrata di 2.000,00 euro da quote associative (attività istituzionale), i ricavi dell’attività commerciale, in linea di massima, non devono superare 1/3 delle entrate istituzionali cioè circa 650 euro.   

 

È bene impegnare i fondi raccolti per gli scopi sociali, onde non entrare in contestazioni fiscali.

 

Le associazioni con partita iva e opzione ex legge 398/91, il limite fissato per le attività commerciali è di 250mila euro l’anno, indipendentemente dalle entrate istituzionali. Invero la 398 permette alle associazioni di trovare fondi, per finanziare le attività istituzionali.

 

Attenzione a non abusare della legge.

 

Infatti se un ente associativo compie per un intero periodo d’imposta solo attività commerciale, perde la qualifica di ente non profit  diventando d’ufficio una società  assoggettando tutti i ricavi (comprese le quote associative), alla tassazione ordinaria con sanzioni, multe e quant’altro. Ricordate sempre: le associazioni non sono ditte è devono rimanere tali, hanno scopi sociali e ideali, non commerciali.