RACCOLTA FONDI: COME FARLE SENZA CONTESTAZIONI DEL FISCO

Capita spesso che le associazioni effettuano raccolte per reperire fondi, al fine di raggiungere i propri scopi istituzionali.

La domanda è: “E’ fiscalmente corretto?”

 

A questa domanda ci risponde l’art. 2 del D.Lgs. 460/1997 il quale cita: “i fondi pervenuti agli enti non commerciali a seguito di raccolte pubbliche non concorrono alla formazione del reddito e, oltre ad essere esclusi da IVA, sono esenti da ogni altro tributo”.

 

Tuttavia queste agevolazioni  fiscali sono valide solo se si rispettano determinate regole:

A)    Le raccolte sono pubbliche e svolte in modo occasionale.

B)     Le raccolte son effettuate in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.

 

La legge però non specifica quando le considera occasionali. Pertanto i fondi raccolti possono essere escluse dalla base imponibile se:

C)     Il numero di eventi durante il periodo d’imposta non deve essere superiore a 2.

D)     L’importo dei fondi raccolti non deve superare il limite massimo di 51.645,69 euro.

 

Il rispetto di queste regole permette di  essere al riparo da eventuali contestazioni, in caso di controlli fiscali.

 

COME REGISTRARE LE ENTRATE

Nel rendiconto economico dell’associazione le entrate da raccolte fondi, devono essere inserite sotto la voce: “Entrate da attività commerciali produttive marginali”. In caso contrario, in sede di controlli fiscali, se non ci sono documenti che attestano che i proventi arrivano da una raccolta fondi, gli stessi saranno soggetti a tassazione concorrendo alla formazione del reddito imponibile. Inoltre la mancata tenuta del rendiconto comporta l’applicabilità di una sanzione amministrativa.